Maradona e la maxi evasione fiscale: “Io, perseguitato dall’Italia”

di Gianni Monaco 15 Febbraio 2012 16:02

L’Italia, paese di santi, poeti, navigatori ed…evasori fiscali. I personaggi famosi che hanno cercato, spesso riuscendoci, di farla franca, non si contano. Nell’elenco compaiono anche molti stranieri: evidentemente, la cultura del bel paese si impara in fretta. Prendete Diego Armando Maradona: deve all’erario 40 milioni di euro. Una cifra che ogni giorno – causa gli interessi – cresce di 3mila euro.

Il tecnico dell’Al Wasl è stato giudicato in via definitiva nel 2005 dalla Corte di Cassazione. Ad avviare la questione giudiziaria era stato l’Ufficio imposte di Napoli, nel 1991. L’argentino afferma che all’epoca non ricevette alcuna comunicazione ufficiale dall’erario.

“Io non ero al Napoli da sei mesi – ha detto il pibe de oro al Corriere dello Sport. – Qualche dirigente della squadra fece il furbo e non mi avvisò. Careca e Alemao, che invece erano lì, sistemarono tutto e adesso sono cittadini liberi anche in Italia”.

Maradona è dispiaciuto di non poter tornare nella sua Napoli, il suo sogno, e si scaglia contro il fisco. Spera ancora  che la sua posizione possa essere regolarizzata, magari con un “atto di coraggio della classe politica”.

“So – ha detto l’ex allenatore della nazionale argentina – di non essere l’unico a sentirsi perseguitato dall’ufficio delle tasse, ma non so se ad altri hanno mai tolto l’orologio dal polso o un diamente dall’orecchio. Sono diventato il simbolo dell’evasione fiscale e non è giusto. La sentenza è stata ingiusta. Comunque so che c’è una parte dell’Italia che mi ama. Sogno di allenare, magari a Napoli”.

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