Il sindaco di Verona parla dei cori contro Morosini

Il primo cittadino della città veneta ritorna sullo spiacevole episodio di qualche giorno fa.

di Ivano Sorrentino 24 Ottobre 2012 12:58

Hanno fatto indignare davvero tutti i, pochi, supporters veronesi che durante la partita contro il Livorno hanno intonato alcuni cori che hanno infangato la memoria del calciatore Piermario Morosini. La polizia livornese ha già identificato alcuni dei responsabili dell’assurdo gesto ed inoltre alla squadra veronese è stata inflitta una multa di ben 50 mila euro. L’episodio ha fatto il giro dello stivale e proprio per questo è dovuto intervenire anche il sindaco della città di Verona Flavio Tosi che in un intervista ha preso le parti della parte civile della città, a suo dire infangata dal gesto di pochi facinorosi.

Tosi infatti è convinto che non si debba generalizzare:”Su 5mila tifosi che vanno in curva Sud allo stadio di Verona, ci sono 20 deficienti. Il punto è solo questo. Dunque continuerò ad andare in curvaUna cosa sono le offese a un ragazzo che non c’è più, altro i cori contro i meridionali. I cori beceri ci sono in ogni stadio italiano. Ricordo che una parte della tifoseria del Napoli devastò una stazione ma questo non viene mai citato. I tifosi del Verona sono come gli altri, non peggio“. Il primo cittadino della città veneta è inoltre convinto che bisogna sempre distinguere la tipologia di coro in quanto, purtroppo, alcuni sono ormai diventati consuetudine di tutte le partite:”Il coro ‘devi morire‘? Quello lo sentiamo dalla notte dei tempi anche nelle partite di strapaese, chi non lo vuole sentire vada al Teatro dell’Opera. Allora decidiamo che allo stadio non si parla più…

Infine il primo cittadino si difende dalle accuse di chi voleva una punizione severa per l’Hellas, come ad esempio la chiusura della curva: “E perché? Quando ci furono i fatti di Catania si decise di chiudere la curva? Non si colpiscono 5mila ragazzi per venti deficienti. Non prendo le distanze da tutta questa gente. Le persone vanno colpite singolarmente“.

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