Lega Pro: senza defibrillatore non si gioca

Sono ancora impresse negli occhi di tutte le terribbili immagini della morte di Pier Mario Morosini. Una tragedia del genere però fa scaturire numerose riflessioni, sopratutto sul grado di sicurezza degli stati italiani per quanto riguarda l’assistenza ai calciatori. Molte infatti sono state le polemiche avanzate dallo stesso staff dello stadio Adriatico, tralasciando l’episodio dell’auto che bloccava l’accesso dell’ambulanza al terreno di gioco. Gli addetti infatti sono tutt’ora convinti che Morosini avrebbe avuto qualche possibilità in più di sopravvivere se a bordo campo ci fosse stato un defibrillatore, attrezzo medico utilissimo in caso di arresto cardiaco.

Questo aspetto non è passato inosservato al presidente della Lega Pro, Mario Macalli, che ha subito imposto l’obbligo per ogni società di dotarsi di un defibrillatore e porlo a bordo campo così che sia pronto all’uso in caso di evenienza:“Domenica non si gioca sui campi di Prima e Seconda che non avranno un defibrillatore a disposizione e le persone in grado di utilizzarlo. Non è solo una questione di defibrillatori, ma di tutto un sistema di qualità sulla gestione di situazioni del genere, dall’organizzazione all’intervento. Non lavoriamo solo sull’idoneità fisica, ma anche sulla formazione del personale”. Insomma la tragedia sembra aver scosso molto la sensibilità di molti addetti ai lavori, sia in serie A che nelle serie inferiori.

Ora la palla passa alle società che dovranno organizzarsi per mettersi in regola ed essere in grado di poter prestare assistenza ai calciatori, come appunto spiega Macalli:“Abbiamo messo in atto due iniziative. Entro giovedì vogliamo una dichiarazione scritta dai presidenti dei club della disposizione data a inizio stagione della presenza in campo in prima e seconda divisione dei defibrillatori. Se non è così domenica non si gioca”. Un primo ma importante passo per fare in modod che tragedie come quella di sabato scorso diventino sempre più rare.

 

 

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