Abodi: “il lungo calendario della B non centra con Morosini”

Il presidente della serie Bwin difende la lega dalle accuse di essere troppo lunga e di stressare i calciatori sottoponendoli a troppi impegni.

di Ivano Sorrentino 16 Aprile 2012 16:27

Lo choc per la morte del centrocampista del Livorno Piermario Morosini è ancora forte, ma molti cercano di dare spiegazioni per evitare che in futuro si possano verificare altri episodi del genere. Il tragico episodio ha, ancora una volta, messo in risalto la tematica della numerosità di impegni a cui sono sottoposti i calciatori professionisti, sopratutto quelli di A e di B. Nel primo caso però il discorso è relativo solamente a quelle squadre che giocano competizioni europee, mentre, per quanto riguarda la cadetteria, il discorso è rivolto a tutti i club. Le squadre che compongono il campionato infatti sono ben 22 e proprio per questo il campionato cadetto è uno dei più lunghi, con moltissimi turni infrasettimanali anche in giorno e in orari improbabili.

Insomma, molti sono convinti che si dovrebbe cercare di stressare meno il cuore dei calciatori, ma a proposito è intervenuto direttamente il presidente della serie Bwin Abodi. Il presidente infatti, durante una trasmissione radiofonica, ha espresso così il suo parere: «Troppe partite? In questi momenti non bisognerebbe mettere insieme considerazioni che dovrebbero viaggiare in maniera separata e che quindi lasciano spazio ad una serie di considerazioni ben diverse. Il tema del format del campionato, della pesantezza delle partite è un tema che prescinde dalla morte di Morosini. Se ne sta già parlando ma manterrei le considerazioni e le valutazioni circa questo tema distinte dalla tragedia di sabato»

Insomma secondo Abodi non c’è nessuna concatenazione tra la lunghezza del campionato di serie B e la sfortunata morte di Morosini. Il presidente però è daccordo che qualcosa vada cambiato, sopratutto per quanto riguarda la scelta delle tipologie di medicinali da somministrare ai calciatori:«Troppo cortisone dato ai calciatori? Il tema si può affrontare e siamo intenzionati a risolvere la questione. Sul tema della sicurezza e della prevenzione invece, posso dire che in Italia siamo molto avanti rispetto alla Spagna e all’Inghilterra. Lì si giocano le stesse partite che si giocano in Italia, anzi talvolta si gioca anche di più perchè le squadre vanno avanti nelle competizioni europee.In Italia però il calcio invade la nostra vita con una violenza che negli altri paesi non si registra. Poi, bisognerebbe chiederlo ai calciatori il livello di stanchezza e stress nel giocare un determinato numero di partite e se le stesse siano di un numero troppo elevato».

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