Morosini sarebbe morto per una miocardite

A rivelarlo l'autopsia effettuata sul corpo dello sfortunato atleta lo scorso 16 aprile.

di Alessandro Mannocchi 3 Maggio 2012 16:05

Una miocardite avrebbe stroncato Piermario Morosini. Se la diagnosi venisse confermata il cuore del calciatore si sarebbe fermato “come per corto circuito”.

L’autopsia che venne effettuata sul corpo dello sfortunato atleta il 16 aprile scorso, avrebbe mostrato una lesione al ventricolo sinistro, segno inequivocabile di un’infezione. L’esame avrebbe rintracciato un'”area cicatriziale” nella zona del ventricolo sinistro appunto: una lesione che rafforza la probabilità che a uccidere Morosini sia stata un’improvvisa aritmia, causa a sua volta della fibrillazione ventricolare. Per la conferma definitiva bisognerà attendere l’esito degli esami istologici effettuati sui reperti.

Se la diagnosi fosse confermata – spiega l’anatomopatologo Domenico Angelucci dell’Università di Chieti, l’istituto nel quale è stata effettuata l’autopsia – il decesso di Morosini sarebbe avvenuto “come per corto circuito”. Spiega il medico: “La corrente elettrica nel cuore va in una certa direzione: un’eventuale infezione che provoca un danno materiale interrompe il circuito e provoca delle fibrillazioni ventricolari”. Impossibile, almeno per ora, sapere come e quando Morosini possa aver contratto quest’infezione e se i controlli potessero rilevare l’anomalia, ma lo stesso dottor Angelucci chiarisce: “Spesso questi danni sono o minimi o confondibili con anomalie congenite, fino a quando il circuito non si interrompe in modo tragico”.

Uno scenario che riapre la questione della presenza del defibrillatore in campo. E non è escluso che la magistratura voglia andare fino in fondo con l’inchiesta aperta per accertare le eventuali responsabilità nei soccorsi. Ricordiamo che fu proprio un apparecchio di questo genere a salvare il centrocampista della Roma Lionello Manfredonia, durante un Bolgona-Roma del lontano 1989. Il mediano, allora 33enne, si accasciò al suolo colto da arresto cardiaco.Il tempestivo intervento dei soccorsi che fecero ricorso tra l’altro all’utilizzo di un defibrillatore, strapparono Manfredonia ad una morte sicura. Strumenti come questi dovrebbero essere presenti su tutti i campi, da quelli di serie A fino a quelli d terza categoria.

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