Abete risponde alle dichiarazioni di Conte

Il presidente della Figc esige rispetto verso la giustizia sportiva.

di Alessandro Mannocchi 24 agosto 2012 16:16

La risposta non si è fatta attendere. Ci riferiamo al presidente della Figc Giancarlo Abete che, a margine del raduno degli arbitri a Coverciano, ha replicato alle accuse di Antonio Conte circa la vicenda scommesse. Ricordiamo che per l’allenatore della Juventus è stata confermata la squalifica di 10 mesi.

“Non c’è stato nessun accanimento nei confronti di Antonio Conte che è stato giudicato da un organo di giustizia sportiva e che deve mostrare rispetto”. Queste le prime dichiarazioni di Abete. “È comprensibile – ha aggiunto il presidente della Figc – che ci sia una sofferenza in relazione a una situazione comunque traumatica, ma questa non deve prevalere sul rispetto degli organi di giustizia sportiva che sono chiamati a un compito improbo che è quello di dare dei giudizi e che hanno qualità professionale idonea per farlo. La critica è più che legittima purchè avvenga nel rispetto della funzione della giustizia sportiva e senza pensare che ci possa essere un accanimento che non ha motivo di esserci per nessun tesserato”.

“La fiducia nei confronti degli organi di giustizia sportiva è massima, queste realtà vanno rispettate – ha spiegato Abete -. Un giudice può come tutti giudicare bene o male, tutti possono criticare, ma va riconosciuta la funzione della giustizia che non è appiattita sugli interessi. Chi attacca – ha aggiunto Abete – non sa che la separazione dei poteri è garanzia di democrazia anche nello sport. Ognuno si assume le proprie responsabilità: il calcio non e proprietà privata, il miglioramento delle persone nel calcio deve essere fatto a 360 gradi e non bisogna bypassare le competenze federali. Noi – ha proseguito Abete – vogliamo essere una federazione rispettosa delle regole, non accettiamo chi alimenta tensioni e fazioni. Le parole pronunciate ieri dal presidente Petrucci sono altamente condivisibili. Tutto si può migliorare, ma bisogna conoscere i fondamentali delle regole. Se non si conosce quello di cui si parla, si corre il rischio di dire cose che non stanno nè in cielo, nè in terra”

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