Raiola “avverte” il calcio italiano

Il procuratore di Ibrahimovic ha detto la sua riguardo l'andamento del nostro calcio.

di David Spagnoletto 19 Luglio 2012 15:45

La doppia partenza dal Milan di Thiago Silva e Ibrahimovic ha fatto scattare un allarme nel calcio italiano. I grandi giocatori non sono più attratti dalla Serie A e appena si presenta l’occasione, fanno le valigie e partono per altri campionati.

Per non parlare poi dei calciatori che già giocano fuori dall’Italia. Nessun top player (come si ama chiamarli oggi) tenta più l’avventura nel nostro paese, preferendo Premier League, Liga e Bundesliga. Adesso addirittura la Ligue 1, aiutata però dal petroldollari del Paris Saint Germain. A fotografare la situazione ci ha pensato uno dei procuratori più noti e più bravi d’Europa: Mino Raiola.

“Condivido quanto dichiarato ieri da Ibrahimovic nel corso della sua presentazione al PSG, sebbene sia antipatico dirlo, il calcio italiano ha perso il suo appeal. In Italia dobbiamo affrontare assolutamente la realtà calcistica ed economica. Siamo un paese che non può più permettersi top playe. Un calciatore del valore di Ibrahimovic che considero tra i primi tre al mondo, anzi per me è il primo al mondo, non arriverà in Italia né questa stagione né la prossima. Nel calcio tutto è possibile, ma vi assicuro che non ci saranno questi arrivi. Sono finiti i tempi in cui vedevamo arrivare in Italia Maradona e Platini. Possiamo provare a costruirli, dobbiamo spingere la Federazione Italiana ad aiutare i club a costruire stadi e centri sportivi. Questo sarebbe un bene per i giocatori, per i procuratori, i presidenti, i club ed i tifosi. Siamo arrivati veramente al dunque: in Italia bisogna svegliarsi, più in basso di così non sui può andare”.

Solo lontani i tempi in cui Batistuta e Ronaldo si contendevano lo scettro di capocannoniere. Ancora più lontani quelli in cui Maradona e Van Basten rendevano unico il calcio italiano. Ora le partite più belle ed emozionanti sono altrove, dove Messi, Ronaldo, Rooney e soci ci ricordano come eravamo.

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