Mourinho: “Su Balotelli potrei fare un libro. Io al Psg? Perché no”

Il tecnico portoghese racconta un aneddoto curioso sull'attaccante del City e parla di un suo possibile futuro al club parigino.

di Antonio Ferraro 5 Ottobre 2012 14:34

Domenica sera al Camp Nou è in programma Barcellona-Real Madrid. Tra i tanti temi tattici del Clásico e le lotte intestine all’interno dello spogliatoio madridista, José Mourinho riesce a trovare il tempo di dedicare un pensierino a Mario Balotelli.

Si sa che tra il tecnico portoghese e l’attaccante del Manchester City i rapporti non sono mai stati propriamente distesi, soprattutto ai tempi dell’Inter. Super Mario ne ha combinate veramente tante nel suo periodo di militanza al club nerazzurro, procurando non pochi grattacapi allo Special One.

In un’intervista concessa ieri alla Cnn presso il centro sportivo del Real Madrid, Mourinho è tornato indietro nel tempo al periodo interista e ha parlato del suo rapporto burrascoso con l’attaccante: “Sui rapporti con Balotelli ai tempi dell’Inter potrei scrivere un romanzo di duecento pagine. E sarebbe una commedia, non una tragedia”, esordisce il portoghese, che, incalzato dal giornalista, racconta un aneddoto che esemplifica l’atteggiamento di Balotelli nei suoi confronti: “Ricordo una notte a Kazan. Non avevo gli attaccanti titolari, né Milito né Eto’o. Mario aveva preso al 43′ del primo tempo un cartellino giallo. Negli spogliatoi dedico quattordici dei quindici minuti di riposo a metterlo in guardia, lo esorto a non commettere entrate pericolose, a non cadere nelle provocazioni, a non protestare con l’arbitro. Rientriamo in campo e dopo un minuto si fa espellere“. In realtà il cartellino rosso arrivò al 15′ del secondo tempo, ma la sostanza non cambia. Alla fine la partita terminò 1-1, con la rete di Dominguez per i russi e il pareggio di Stankovic per i nerazzurri.

Di diverso tenore le dichiarazioni che il tecnico portoghese ha rilasciato a Beinsport, sempre nella giornata di ieri. Lo Special One ammette che non gli dispiacerebbe allenare il Paris Saint-Germain:Essere campione in un altro Paese per me è una motivazione, sono stato campione in quattro paesi, perché non aggiungerne un quinto? Ma in questo momento il progetto del Psg è nelle mani di persone di qualità come Carlo Ancelotti e Leonardo. Dunque, in questo momento, il Psg non ha bisogno di un altro allenatore“.

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