Tutti i dubbi che accompagnano l’Inter dopo il derby contro il Milan

Un focus doveroso, su quella che resta la capolista in Serie A dopo la sconfitta nel derby

di Maria Barison 6 Febbraio 2022 16:22
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L’Inter domina, ma dura solo 70 minuti contro il Milan in un derby che rischia seriamente di invertire il trend in campionato, esattamente come era avvenuto in autunno, a parti inverse, coi nerazzurri in grado di battere il Napoli a San Siro, mentre poche ore prima i rossoneri erano stati sconfitti a Firenze da un Vlahovic super. Non sono pochi i dubbi che i nerazzurri si trascinano dopo la stracittadina, perché al di là di un risultato immeritato, ci sono delle questioni irrisolte per i campioni d’Italia.

Cosa non va nell’Inter dopo la sconfitta contro il Milan

Su cosa ci si deve soffermare? Si potrebbe partire dal fatto che l’Inter duri sempre 70 minuti. In stagione, infatti, è capitato già due volte con il Milan, con la Juve e con il Napoli. Solo con gli azzurri è stato mantenuto il vantaggio (doppio), grazie anche alla clamorosa traversa di Mario Rui. Ed il motivo è molto semplice. Appare evidente che la panchina dell’Inter sia molto sopravvalutata. Soprattutto a centrocampo, con Vidal che entra bene una sì e tre no.

In attacco servirebbe Correa in partite, come quella di ieri, ma Inzaghi non lo ha mai avuto. Basti pensare che l’argentino ha dato vita alla ripartenza che ha consentito a Lautaro Martinez di mettere il Napoli a distanza di sicurezza nel suddetto scontro diretto. Per il resto i nerazzurri dispongono di giocatori normalissimi. Basti pensare ai vari Darmian, Dimarco, Gagliardini, D’Ambrosio. Non è un caso se nei big match l’Inter risulti nettamente più forte per 70 minuti e che questo sia bastato solo contro i ragazzi di Spalletti. Solo perché il punteggio era fermo sul 3-1. E pure lì è servita la mano divina in diversi episodi in pieno recupero.

Inevitabili i raffronti con l’Inter scudettata di Conte. Il discorso dei singoli e dei raffronti con l’anno scorso è più complesso. Qui le note positive restano, come nel caso di Dumfries che sta crescendo tanto e ieri ha messo in seria difficoltà persino Theo Hernandez. Calhanoglu ogni tanto stecca la partita, ma da novembre è a livelli molto alti. Poi da Lukaku a Dzeko cambia tutto, a 360 gradi: magari con Lukaku si giocava peggio e la partita tipo quella con il Venezia non si sarebbe mai vinta. Mentre con Lukaku in ripartenza è lecito pensare che ieri l’Inter avrebbe avuto maggiori probabilità di chiuderla.

Complessissimo anche il raffronto tra allenatori. Ieri Conte la partita probabilmente l’avrebbe portata a casa e gestita diversamente, ma non bisogna dimenticare che con Inzaghi i nerazzurri abbiano un’identità di gioco più definita, pur disponendo di minore qualità.

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