Milan-Anderlecht, vincono gli sbadigli

Ancora una volta i rossoneri dimostrano gravi problemi nella costruzione del gioco, i tifosi tornano a casa assonnati.

di Ivano Sorrentino 18 Settembre 2012 23:12

C’erano tutti i presupposti per i tifosi del Milan per assistere ad una bella partita di calcio: clima sereno, temperatura mite e richiamo della Champions League, ma purtroppo ancora una volta i rossoneri hanno deluso le aspettative. A dire la verità tanti tifosi questa sera avevano già preferito fare altro invece che recarsi a San Siro, forse ancora bruciati dalla deludente sconfitta in campionato contro l’Atalanta, ed hanno avuto ragione. I rossoneri infatti sono ancora una volta scesi in campo senza avere il piglio giusto, mostrando evidenti difficoltà nella costruzione del gioco. L’Anderlecht ha sicuramente giocato bene ma, con tutto il rispetto, non è certo una squadra irresistibile.  In ogni caso ai belgi va il merito di essere riusciti a portare via un punto dal Meazza senza fare niente di particolare.

Ad onor di cronaca nel primo tempo la squadra belga ha giocato anche meglio dei rossoneri mostrando sicuramente più dinamismo a centrocampo ma mostrando problemi a costruire azioni offensive degne di nota, si è andato così al secondo tempo con la maggior parte dei tifosi desiderosi di caffè per mantenersi svegli. Nella ripresa i padroni di casa sembrano però più attivi, ma dura poco: al 48’esimo Nocerino va vicino al gol e spaglia da buona posizione, l’arbitro però aveva fischiato già prima del tiro, segnalando la posizione irregolare del centrocampista ex Palermo.

Nei minuti centrali della seconda frazione a provarci è il giovane El Sharaawy che, subentrato al posto di un irritante Boateng, ha provato ancora una volta a salvare la baracca con qualche giocata in velocità e qualche conclusione che ha impensierito il portiere ospite. Negli ultimi 10 minuti di partita, quando sembrava che l’Anderlecht fosse crollato e che il Milan avesse qualche possibilità, ecco che anche i rossoneri abbandonano ogni velleità dimostrando ancora una volta di attraversare uno stato di forma e un’organizzazione di gioco a tratti imbarazzante.

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