Inter: ecco qual è il problema

di David Spagnoletto 4 ottobre 2011 11:05

Mourinho, Benitez, Leonardo, Gasperini e Ranieri. Sono gli allenatori che dal giugno 2010 al settembre 2011 si sono succeduti sulla panchina dell’Inter. Nel mezzo un mondiale per club vinto dallo spagnolo e una coppa Italia alzata sotto il cielo di Roma dal brasiliano.

A far suonare il campanello d’allarme nerazzurro non devono essere i due trofei vinti in questo arco temporale, ma l’alternanza alla guida tecnica di Zanetti e compagni. Alternanza che ha caratterizzato l’Inter preMourinho, quando il presidente Moratti era deriso per i continui cambi di mister. Con il tecnico di Setubal è cambiata la mentalità, da una squadra perdente si è passati a una vincente, mostrando una grande consapevolezza nei propri mezzi.

Consapevolezza che si è riversata sul campo, in cui Pandev ed Eto’o sono stati convinti a fare gli esterni di centrocampo per un unico obiettivo: la vittoria. Nei due anni portoghesi sono stati inanellati una serie di successi, con il triplete 2010 che rimarrà scolpito nella mente interista. Dalla notte di Madrid qualcosa è cambiato, il progetto tattico di Benitez è naufragato assieme a giocatori che non hanno fatto nulla per far rimanere in sella l’ex guida del Liverpool.

Con Leonardo sembrava che la situazione fosse risolta e invece, il passaggio del verdeoro a direttore tecnico del Psg ha ripristinato la confusione morattiana, che dopo numerosi rifiuti ha ripiegato su Gasperini. Gasperini, che è un bravo tecnico, non ha quel sex appeal necessario per domare uno spogliatoio vulcanico, ma soprattutto non gli è mai stato perdonato il suo passato juventino.

Un’etichetta bianconera che è stata tolta solo con il suo avvicendamento in favore di Ranieri, che dopo le vittorie di Bologna e Mosca è crollato nel debutto casalingo contro il Napoli. Non solo per suoi demeriti, gli errori dell’arbitro Rocchi sono lampanti, così, però, come lo è la mancanza di convinzione mostrata dai calciatori della Beneamata, che hanno perso quegli occhi della tigre che gli ha portati sul tetto d’Europa e del mondo.

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