Del Piero si scaglia contro Agnelli: “Me ne sono andato per questo”

"Non capisco perchè la maglia n.10 bianconera sia ancora libera"

di Nadia Napolitano 11 Ottobre 2012 9:44

Alessandro Del Piero non sa ancora se essere o meno felice del trasferimento al Sidney Fc. Certo, lì il calcio gode di buone potenzialità, e potrebbe esplodere come sport nazionale da un momento all’altro. Al fantasista di Conegliano Veneto, però, manca la Juventus, squadra per cui ha dato di tutto e di più. Dopo 19 anni di assoluta fedeltà, il capitano è stato scaricato senza nemmeno una parola di riguardo.

Agnelli, che nei suoi confronti avrebbe dovuto nutrire un forte debito di riconoscenza per l’attaccamento alla maglia dimostrato nel tempo, lo ha bistrattato come se nulla fosse. Il numero 10 ci soffre ancora. Non meritava quel tipo di trattamento, non lui che si era tanto prodigato per quei colori, indossati con orgoglio anche a seguito della retrocessione in Serie B come deferimento per lo scandolo di Calciopoli.

Alla prima con la nuova squadra, purtroppo Alex ha steccato: sconfitta per 2 a 0 controi Wellington Phoenix. E, anche se lo sforzo per non voltarsi indietro c’è tutto, Pinturicchio non può fare a meno di tornare sull’argomento, puntando il dito contro Andrea Agnelli: “Nessuno mi ha mai detto che non avrei giocato più nella Juventus, ma lo avevo capito. Quando ho visto il tabellone con il mio numero di maglia che doveva uscire dal campo non ci volevo credere che dovevo salutare il mio pubblico. Avrei voluto soffermarmi di più, ma anche in quel caso ho fatto prevalere il senso di responsabilità. In quella occasione i tifosi sono andati oltre, Buffon mi ha detto di invidiarmi. Il silenzio di Andrea Agnelli? Indifferente. Avrei però invitato Del Piero alla prima partita di questo campionato. Non so perchè la maglia numero 10 della Juventus sia ancora libera“.

A Sidney gli si aprono le porte di una nuova vita, a cui farebbe bene ad affezionarsi quanto prima per curare le ferite ancora aperte: “Un mese è ancora poco per esprimere un giudizio, ma sono ancora convinto, vedo segnali confortanti sotto molti punti di vista. La mia è una sfida a livello personale perchè volevo ancora continuare a giocare a calcio; ma è anche una sfida familiare, volevo venire qui con la mia famiglia in una delle cinque città migliori del mondo per qualità della vita. E’ bello, c’è gente per strada che mi ferma e mi ringrazia per essere venuto qui“.

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