Zola: “Multe ai giocatori che non imparano l’inglese”

Il tecnico attribuisce il periodo no del Watford ai problemi di comunicazione tra gli stranieri della squadra. La soluzione: multare chi non impara l'inglese.

di Antonio Ferraro 18 settembre 2012 22:55

Dopo l’entusiasmo iniziale, il Watford sta attraversando un momento molto difficile. Dopo le prime due vittorie, infatti, la squadra dei Pozzo è incappata in tre sconfitte di fila che hanno fatto piombare il Watford al 18esimo posto della Championship.

Secondo il tecnico Gianfranco Zola, uno dei motivi principali del deficit di risultati del club è la cattiva comunicazione tra i calciatori. In squadra, infatti, ci sono spagnoli, cechi, svizzeri, argentini e belgi, molti dei quali sono apparsi poco interessati all’apprendimento dell’inglese. Ecco allora la trovata del club contro l’apatia linguistica dei suoi tesserati: multe a coloro che si ostinano a non voler imparare la lingua d’oltremanica: “I calciatori avranno un certo periodo di tempo per imparare la nuova lingua, ma scaduto questo termine partiranno le multe”, spiega Zola al Sun. L’italianissimo Gianfranco si erge così a paladino della lingua inglese.

Nonostante quello della comunicazione sia un problema emerso più volte in Inghilterra, mai si era giunti a voler punire con le multe i calciatori restii all’apprendimento della lingua. Gli stranieri inadempienti venivano semplicemente bacchettatti dall’opinione pubblica.

E’ quello che è successo, per esempio, a Capello e Ancelotti, che furono parecchio criticati dai media inglesi per essersi presentati alle prime conferenza stampa con un accento British non proprio impeccabile. Per Don Fabio la questione comunicazione era stata addirittura additata come uno delle cause dell’insuccesso degli inglesi ai Mondiali in Sud Africa, nonostante le lacune principali di Lampard e compagni fossero soprattutto di natura tecnico-tattica. Meglio era andata, invece, ad Ancelotti, che grazie ai suoi successi col Chelsea riuscì a silenziare i puristi dell’inglese e mettere in secondo piano la sua scarsa attitudine alla lingua inglese. Pochi, in questo senso, gli esempi positivi. Oltre allo stesso Zola, possiamo citare Mancini, Di Canio, Di Matteo, che nel giro di pochi anni si sono calati alla perfezione nel mondo British.

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