Luis Enrique: “È tutta colpa mia, ma…”

La perseveranza di Franco Baldini nell’appoggiare l’operato di Luis Enrique ha toccato questa mattina il suo punto più estremo. Il direttore generale della Roma, infatti, ha aperto la conferenza stampa odierna, perorando la causa del tecnico, che però è apparsa più una difesa della propria scelta di portarlo nella Capitale che una in favore dell’asturiano:

“Sono qua per dire che la società sa benissimo, come sapeva fin da principio, il tipo di percorso intrapreso e le sue difficoltà. Sapevamo di poter affrontare momenti duri, ma sapevamo anche per arrivare agli obiettivi che ci siamo prefissati, che ci sarebbero stati dei passaggi obbligati. Siamo dei professionisti, sappiamo cosa fare: per esperienza, per passato, per i professionisti che stanno qui, noi abbiamo delle sicurezze su quello che dobbiamo fare. Non ci tiriamo indietro, siamo i primi ad essere arrabbiati: pensate a quello più tifoso di voi e moltiplicate per cento, avrete la nostra delusione. L’autocritica non ci manca, l’allenatore non è fuori da questo concetto: ognuno di noi doveva migliorare gente. Non siamo gente capitata qui per caso. Le critiche vanno bene, ma al livello personale non le accetto”.

Autocritica, una parola usata dal dirigente giallorosso, ma non messa in pratica, perché continuare con Luis Enrique dimostrerebbe una testardaggine che è antitetica alla saggezza dimostrata nella sua prima esperienza romana, che culminò nel terzo e ultimo scudetto della storia romanista.

Questa presunzione delle proprie idee ha trovato seguito nell’ironia dell’ex mister del Barcellona B, che, in merito alla situazione attuale, ha detto: “È tutta colpa mia, ma giudicatemi per i risultati”. Ovviamente non lo pensa, perché se lo pensasse veramente avrebbe già fatto un biglietto di sola andata per la Spagna. Invece no, perché continua a umiliare i tifosi con brutte prestazioni e mette alla berlina il giocatore più forte della Roma: Francesco Totti.

Totti che non deve giocare per gratitudine, né tantomeno per spirito divino, ma semplicemente perché senza il suo capitano la squadra non gira. Non è solo una questione d’amore per un calciatore che ha legato la sua straordinaria carriera alla Roma, ma di buon senso tecnico e tattico.

Quello che non stanno avendo a Trigoria, che continuano ad avallare le bislacche scelte di un allenatore, che sta imparando questo mestiere sulle spalle di chi ama veramente i colori giallorossi.

 

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