Buffon scatena una polemica, ma ha davvero torto?

Una riflessione sulle parole di Gianluigi Buffon e sulle reazioni che ha scatenato.

di Flavio Li Volsi 26 maggio 2012 19:11

Pareggi combinati? “Ogni tanto qualche conto è giustificato”. Non è la prima volta che Gianluigi Buffon fa discutere con la sua schiettezza nelle dichiarazioni a cui, nel mondo diplomatico del pallone, nessuno è abituato. Basti pensare al super discusso episodio del gol di Muntari, quando disse chiaramente che anche se si fosse accorto che la palla aveva varcato la linea di porta, mai l’avrebbe segnalato all’arbitro. Il richiamo all’etica che lo sport dovrebbe avere portarono molti, in quel momento, a criticare il numero uno della Juve, ma chi nel profondo può biasimarlo? “Se dicessi una cosa diversa mi prenderei la responsabilità di comportarmi di conseguenza, magari nella finale di un Mondiale, e non mi sento di assumermi un peso del genere”. Queste furono le parole di Gigi Buffon in seguito al gol di Muntari, che spiegò la sua linea di condotta dovuta ad un’assunzione di responsabilità troppo gravosa. In effetti, si possono solo immaginare le critiche che pioverebbero addosso ad un portiere che, durante una finale mondiale, compie una valutazione errata e dice all’arbitro “il pallone è entrato in porta” quando invece non è così, facendo perdere la finale mondiale ai suoi tifosi (o, nel caso della partita in questione, lo scudetto).

Oggi ci troviamo di fronte ad un caso diverso, ovvero delle rivelazioni sui “biscotti“, “combine” o qualunque altro termine vogliate usare. Buffon ha espresso il suo parere sulla questione, dicendo che talvolta è giustificato fare due calcoli quando ci si trova in una situazione di pareggio che va bene ad entrambe le squadre ma che ne condanna una terza. È il finimondo. C’è chi accusa il portiere di antisportività, chi di disonestà, c’è chi vuole le sue scuse e chi pretende venga cacciato dalla Nazionale – o, ancora meglio, che si faccia da parte lui. Ma tutto ciò è coerente con quel che è sempre successo sul campo?

Andiamo indietro nel tempo di 10 anni. Mondiali 2002, Italia-Messico. Il passaggio dell’Italia alle fasi ad eliminazione diretta è appeso ad un filo. L’Ecuador – finita poi ultima nel girone – è in vantaggio sulla Croazia, spianando la strada all’Italia per la qualificazione. L’Italia riesce a recuperare lo svantaggio sul Messico, raggiungendo l’1-1 con gol di Del Piero. Da quel momento finisce la partita, con entrambe le squadre che palleggiano a centrocampo: il Messico non rischia il primo posto, gli azzurri si accontentano del secondo. Quella volta, quando fu l’Italia a trarre vantaggio dal “biscotto”, nessuno si lamentò.

Con queste premesse, sembra che il problema non sia che certi fatti avvengano, ma che vengano detti. Tutto ciò che il portiere degli azzurri ha fatto è dire quel che, profondamente, è il pensiero di molti, ma che nessuno ha il coraggio di ammettere. Certo, il suo pensiero può ovviamente non essere condivisibile, ma se davvero vogliamo parlare di onestà allora partiamo da noi stessi, non attacchiamo chi è portavoce del pensiero comune.

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