Beppe Signori shock: “Non ho i soldi per la comunione di mio figlio”

Il calciatore è stato intercettato nel corso di una telefonata di sconforto fatta all'ex moglie Viviana.

di Simona Vitale 1 giugno 2012 16:17

Non è così difficile cadere dal paradiso agli abissi dell’inferno. Ne sa sicuramente qualcosa Beppe Signori, ex calciatore della Lazio (della quale è stato un’insostituibile bandiera) e della nazionale italiana. Un grande attaccante (l’ottavo marcatore di sempre della serie A), tre volte capocannoniere del campionato, vice campione del mondo, che però negli ultimi mesi è venuto alla ribalta per questioni non certo positive e legate al calcioscommesse.

Signori, infatti, il 1° giugno 2011 (esattamente un anno fa) è stato infatti arrestato nell’ambito di un’inchiesta legata alle scommesse nel mondo del calcio, che vede implicati anche altri nomi eccellenti del pallone. Posto agli arresti domiciliari, torna libero il 14 giugno successivo, ma il 9 agosto 2011 viene squalificato per 5 anni dalla FIGC con radiazione da qualsiasi categoria o rango della Federazione. In ambito penale, invece, Signori resta soltanto indagato.

A distanza di mesi, la situazione per l’ex calciatore non è certo migliorata e, in un’intercettazione telefonica con l’ex moglie Viviana, ha ammesso di essere rimasto al verde e di pensare alla fuga. Signori ha ammesso di non avere i soldi per pagare la comunione al figlio Niccolò e di aver anche provato a mettere in vendita la propria abitazione, aggiungendo che però, le persone con  le quali aveva preso appuntamento, alla fine si son tutte defilate.

Così in preda alla disperazione l’ex bomber avrebbe ammesso di non farcela più e di meditare davvero di scappare via lontano. Sembra che Signori abbia anche chiesto aiuto economico ad amici e parenti che però si sarebbero rifiutati di dargli una mano, facendo maturare in lui la volontà di andare via.

Signori, nonostante tutto, resta amatissimo dai tifosi della Lazio che più volte, anche in occasione di alcune gare disputate dai biancocelesti, hanno inneggiato il suo nome, nel ricordo di colui che, in ogni caso, ha sempre mostrato dedizione ai colori della squadra romana.

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